Primo giorno
Zucchero
a velo sui monti intorno.
Ieri all’imbrunire, era bufera.
E’
cominciato tutto con qualche fiocco vagante nell’aria
grigia tra i faggi: raccogliendo la legna abbattuta dalle
valanghe, nel freddo del pomeriggio senza sole, metteva
allegria.
Poi
sul fare della sera una tormenta di neve in pochi minuti
ha imbiancato tutto.
Oggi è solo una mano leggera di zucchero a velo sulla
ruggine dei boschi e sull’oro dei prati, nella luce
intensa di una gelida giornata invernale.
Usciamo
di casa rimpiangendo il fuoco nel camino, fa quel freddo che ti
congela la punta del naso anche senza andare in bici… però
c’è il sole, Andrea è già arrivato
da Ancona, tra scherzi e battute è proprio ora di muoversi.
Finalmente
partiamo in bici da Pintura.
Abbiamo piazzato un’auto a Fiastra, il progetto è
di scendere la Valle del Rio Sacro, sarà possibile?
Comincia
l’avventura.
La strada innevata è piacevolmente scorrevole, almeno
all’inizio.
Mi
sento davvero in forma: raccogliere legna mi ha fatto bene!
Ieri abbiamo lavorato di buona lena riportando a casa due
carichi, la SKoda senza i sedili posteriori ne contiene
più di quanto mi aspettassi.
Lavorare
nel bosco è stato magnifico: odori di muschio, terra
e legno nell'aria e sulle mani, e il piacevole benessere
della fatica all'aria aperta... sensazioni per me ritrovate
e che è difficile descrivere.
Dopo
la prima parte assolata, entriamo nel bosco: mi viene spontaneo
guardare in giro alla ricerca di tronchi abbattuti da raccogliere!
Poi,
siamo sotto l’ombra di Pizzo Tre Vescovi: il regno
del Re Gelo.
Nel canalone più profondo un residuo di neve accumulata
dalle valanghe ha resistito fino a pochi giorni fa: ora sulla
ripida erta rocciosa sotto la vetta l’acqua di una risorgiva
ha formato diademi di ghiaccio.
Alla forcella di nuovo esplode la luce.
Saliamo alla selletta tra M.Rotondo e la Croce.
Dopo
qualche incertezza decidiamo di scendere direttamente da
qui su Casale Gasparri, evitando il tratto di carrareccia
che fa parte del giro classico.
Prati
di falasco fitto e setoloso, traccia è una parola
grossa per questo accenno di passaggio: più free
di così!
E
c’è anche la neve che complica le cose: Andrea
sperimenta una buca nascosta, per fortuna senza conseguenze.
L’assaggio ha dissipato ogni preoccupazione e si può
proseguire allegramente e… molto lentamente: sembriamo
un gruppo di giapponesi in gita, non facciamo che scattare.
L’ambiente meriterebbe fotocamere migliori: grandioso.
Luce,
silenzio, gelo. Siamo soli qua dentro.
Dopo il grande imbuto erboso di falasco dorato si entra
nel bosco: c’è parecchia neve sopra le foglie
secche, un godimento!
Tratti
bui e gelidi si alternano ad altri più caldi e splendenti
di colori autunnali. Poi, sul fondo della valle, accanto
al torrente, è di nuovo gelo.
Arrivo al guado e provo a passare: c’è una
buca nascosta sotto la sponda opposta, mi blocco e finisco
con un piede nell’acqua gelata. Acc, proprio quello
che era ancora quasi caldo…
Mi fermo per avvertire gli altri ma Renzo arriva sparato
e prova a passare… ce l’ha quasi fatta…
quasi... Piedi
in acqua, poi perde l'equilibrio e... giù, bagno
gelato.
Che
bastardi, ridiamo come matti. Del resto anche Renzo partecipa.
Disappunto generale per la mancata foto (‘ste digitali
come sono lente…), ora però dovrà mettere
le ali: per fortuna ci sono delle salite dove scaldarsi
un po’.
Appena
la sterrata comincia a risalire verso la carrozzabile, lo
perdiamo di vista per ritrovarlo solo giù a Fiastra:
ha già acceso il motore con il riscaldamento al massimo!
La serata finisce in gloria davanti ad un camino dove vengono
arrostite prelibatezza non proprio vegetariane, a parte
le castagne.
Tanto
vino, contro il freddo… e poi non resta che vedersi
Clorophilla, per rimanere in tema.
Dopo, purtroppo Andrea deve rientrare..
