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"Pallida
Norvegia"
Aprile
2007 - Scialpinismo nel Grande Nord
Testo
e foto: Germana Maiolatesi
(Fare
click sulle immagini per ingrandire)
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Il
Grande Nord mi è restato negli occhi col grigio
perla dei suoi cieli e l’azzurro acciaio del
suo mare.
Sono i colori dominanti, spezzati solo dalle macchie
più vivaci delle costruzioni dell’uomo,
sparpagliate sul territorio in una sorprendente edilizia
diffusa: coloratissime, quasi a voler offrire agli
occhi una nota differente.
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Il
Grande Nord ci ha però accolto con la pioggia.
E’ stato necessario aspettare il pomeriggio
del primo giorno per tentare un abbozzo di uscita,
su una neve più marcia di quella che ho lasciato
in Appennino.
La seconda giornata però ci regala un pallido
sole, almeno al mattino.
Impegnati sull'Ullstinden, non lontano da Tromsoe.
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Fa
freddo in vetta. Una
grande cornice si sporge su un versante che sembra precipitare
sul fiordo. Più lontano si intravede la superficie
ancora gelata. E intorno, montagne, come sempre. Aspre,
ripide, simili tra loro, e affacciate sul mare color piombo
fuso.
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| In
discesa ci infiliamo in un canale che ha i colori
e le linee familiari dei fossi della Laga. Non è
l’unico posto che mi ricorderà queste
montagne di casa.
Spesso,
mentre ci spostiamo in auto lungo la costa di un fiordo
a tratti gelato, sotto una furiosa nevicata, mi vengono
in mente le bufere di gennaio sulle rive del lago
di Campotosto. Anche i monti hanno linee che mi ricordano
l’asprezza della Laga di Amatrice… un
luogo che pieno inverno mi ha sempre ispirato suggestioni
di un Grande Nord che non conoscevo. Quello che vedo
ora qui è una inattesa conferma.
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Ai
piedi dei monti, spogli boschetti di betulle. Se mi
aspettavo conifere imponenti, forse avevo in mente
un altro luogo. Solo alberelli stenti popolano questa
terra estrema. I tronchi scheletriti formano dei fitti
graticci. Spesso dobbiamo attraversarli. Scomodo e
terribilmente suggestivo.
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Un
trasferimento nella bufera ci porta in luoghi da fine
del mondo. C’è solo un minuscolo chiosco,
l’unico posto al chiuso, oltre le auto, dove
si può cercare tepore e riparo dal vento. E
pure, questo è un porto. Nella bufera di neve
e vento, ecco arrivare il traghetto.
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La
traversata. Il vento apre sprazzi di celeste e schiaccia
le nuvole addosso alle cime. E pone qualche problema
di equilibrio ai fotografi...
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Sull’altra
sponda, mentre raggiungiamo il nostro nuovo alloggio,
c’è persino un po’ di sole, che
però è destinato a durare poco. E’
una giornata di grandi contrasti. Scure nubi tempestose
corrono a pelo d’acqua alternandosi a grigie
e furiose colonne di neve e a fasci di luce intensissima

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Casette
norvegesi.
Quasi sempre coloratissime, più raramente mimetizzate
con la roccia scura. Alcune hanno il tetto coperto
con zolle di prato.
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Questa
qui è la nostra, una delle nostre tre:
Domina il fiordo con una vista che si apre fino a
grande distanza, fino a minuscoli paesi persi sulla
sponda opposta. Di giorno si perdono, mimetizzati
nel territorio troppo vasto. Li vedo di notte, perché
posso scorgere le luci al di là del braccio
di mare… finché c’è ancora
notte. In realtà, con una velocità inquietante,
in capo ad altri due giorni il buio sarà un
ricordo, come la luce delle stelle e dei centri abitati
lontani.
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Ancora un posto da fine del mondo. Mi viene in mente
tutto ciò che ho letto sulla Terra del Fuoco,
dall’altra parte del globo. Pare che qua davanti
ci sa il mare aperto ma non vedo niente altro che
la bufera di neve. Il mare emana però un forte
senso di gelida selvaggia potenza
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Impegnati
sul Kavringtinden. Di nuovo vento e nevicate intermittenti.
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La
quinta giornata si preannuncia più serena.
Partenza dalla riva del mare. Proprio oggi che raggiungeremo
un ghiacciaio! Il vento gelido si fa sentire.
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Poco
dopo dobbiamo guadare il torrente.
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In
marcia verso il ghiacciaio di Strupbreen, su per un
suggestivo vallone dalla cui porta viene giù
una cascata impetuosa.
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Ci
affacciamo sul vasto plateau glaciale. L’ambiente
è alpino, ma il fiordo è sempre lì,
dietro le spalle.
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Qualcuno
di un altro gruppo, nonostante la situazione delicata
(neve fresca recente su fondo gelato), è sceso
da un ripido canalino laterale senza aspettare che
non ci fosse più nessuno sotto. Comportamento
deprecabile.
Si
è staccata una piccola slavina: fuggi fuggi
di chi era più a tiro, un po’ di paura
ma fortunatamente nessuna conseguenza.
Si
riprende a salire verso il colle
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Scorcio
mozzafiato da una finestra naturale sul colle Tafelintinden.
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La
“punta” del gruppo si guadagna un secondo
colle poco più alto. Tutti col fiato sospeso
mentre il primo batte traccia sul ripidissimo pendio
carico di neve fresca. In quattro poi scendono da
un breve ma ripido pendio molto ghiacciato. Da sotto
sentiamo le lamine raspare la neve dura ad ogni curva
che fanno
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Intanto
qualcun altro si è aggiudicato questa lontana
meraviglia. Che invidia. |
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E
finalmente un bel po’ di polvere norvegese!
Questa discesa da sola vale il viaggio.
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Ancora
un giorno, ancora una salita, ancora una bufera. Le
poche foto scattate sono talmente buie da non documentare
il ripido e suggestivo percorso.
Il
sole lo rivediamo ad Olso, dall’aereo, mentre
tramontando incendia il bordo della perturbazione.
Sotto di noi una campagna nitida, definita come una
carta geografica.
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Maggio 2007
© Germana Maiolatesi
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