Montagne. La luce le sfiora.

Sono grigie, poi appena viola, poi rosa.

Correndo su per il sottile nastro d’asfalto

stretto tra due muri bianchi,

che si perde inoltrandosi nel labirinto delle doline,

cantano le note gloriose

dell’inno finale del "Romeo e Giulietta",

mentre tutto intorno, coi suoi mille colori,

dal rosa al cobalto,

esplode la gloria dell’alba invernale.

 

   


Post scriptum. La gloria di quell'alba invernale è ormai lontana anni luce. L'amore che ho portato a quei posti, alla montagna in generale, si è andato sgretolando sotto colpi ripetuti, dei quali solo alcuni sono raccontati in queste pagine.
Sono stata tentata di distruggere questo sito dopo aver portato altrove i ricordi di Stefano e di Blizzard, uniche tracce che mi sembravano degne di sopravvivere.
Poi non l'ho fatto. Alla fine, mi piacciono le immagini che ho scattato, anche se le guardo con un occhio completamente diverso. Mi piacciono le musiche che le accompagnano. Mi piacciono le cose che ho scritto, anche se mi sembrano prodotte da un'altra persona.
Forse ormai vado in montagna solo perché, nonostante gli acciacchi, è l'unica cosa che so fare davvero. E dopo averlo fatto per tanti anni, è dura riconvertirsi ad altro. E' un virus difficile da debellare.
Il mio istinto, il mio bioritmo, in montagna sono a loro agio, nonostante tutto.
Il mio senso estetico continua ad essere sollecitato (mio malgrado) dagli scorci di quell'ambiente, perché in questo modo è stato educato: come è noto, non c'è niente di più relativo della bellezza.
Il mio senso estetico però si è inaridito: non c'è più amore, non più poesia. Il cuore è altrove, ammesso che sia ancora vivo. Romeo, Giulietta, morti entrambi, freddi, sepolti, e le famiglie riconciliate hanno probabilmente ripreso a combattersi violentemente.
Questa è la verità: la gloria della riconciliazione è durata un attimo, come quella di quell'alba invernale.
Ma questo sito sopravviverà ad un impulso distruttore, comprese tutte le cose in cui non mi riconosco più. Sono state comunque parte di me.
Lascio vivere anche gli itinerari: sono reperti storici, solo 10 anni fa erano primizie. Le nostre tracce erano talmente effimere che facciamo persino fatica a ricordarle davvero, in un modo che non sia nostalgia e rimpianto.


   

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