Dedicato a Stefano

 
Gran Sasso d'Italia, Pizzo Cefalone:
un atteggiamento scherzoso di Stefano, un momento di gioia durante la discesa del canale SE

 

   

        

E’ molto facile per me ricordare Stefano
Ancora più che per altre persone che mi sono mancate, la memoria me lo restituisce talmente vero e vivo, con quel suo modo così personale di scherzare su tutto, che non veniva meno mai, neanche quando c’era in ballo l’organizzazione di qualche uscita impegnativa (<<Fattela finita, Imperato’, parliamo di cose serie!>>, così lo richiamavo all’ordine).

Mi è più difficile invece parlarne senza inevitabilmente scivolare nel racconto di qualche avventura comune: sono del resto queste ultime che hanno costruito la nostra amicizia mostrandoci così profondamente l’uno all’altro, quasi come nudi (Questo capita, quando si fa dell’alpinismo assieme).

Stefano è stato per me un “compagno di cordata” ideale. Lo scrivo tra virgolette perché in realtà ci siamo legati in cordata rarissime volte. E pure, siamo stati una cordata nel senso più profondo del termine e quello che è successo ne è una indelebile testimonianza.

Sotto la grande cornice di M.Portella

Aveva quella fantasia di inventare sempre una nuova burla, serio serio, che non si capiva mica subito se fosse gioco o meno, e questo suo essere leggero lo accompagnava sempre, anche nei momenti importanti, quelli che precedono l’azione, ma poi lo vedevo subito dopo concentrato.

Aveva quella attenzione dolcissima di non lasciarmi mai sola con e mie tensioni, ma dedicarmi al momento giusto una battuta in più che fosse capace di scioglierle.

Avevamo quello stesso restare incantati di fronte ad un ambiente grande e ostile, e volerci entrare dentro, piccoli come formiche, felici come dei, coi nostri sci.

Mi ha detto di se stesso un giorno, mi ha detto di essere un sognatore. E poiché anche io ero una sognatrice, abbiamo costruito assieme questo sogno, mettendoci dentro tutte le nostre energie e capacità.
Eravamo preparati. Stefano, in particolare, lo era.

Un salto sulla Direttissima

Per una crudeltà vigliacca tanto da colpire quando ormai le difficoltà erano dietro di noi, non ci è stata concessa l'esplosione di gioia che avremmo condiviso all'uscita dal canale, e abbiamo pagato caro il nostro voler sognare, lui con la sua vita.

Stefano lascia in me un vuoto immenso. Mi resta, come una fiammella effimera, la minuscola consolazione che entrambi abbiamo camminato assieme dentro al nostro sogno con una felicità che è difficile da immaginare.


Aprile 2003

Germana Maiolatesi